Non una di meno

Non una di meno

mercoledì 10 aprile 2013

STORIE RESISTENTI PER NON DIMENTICARE


Rosangela ha girato l'Italia da nord a sud parlando ed insegnando, tra le altre cose, la resistenza italiana in modo alternativo e "sfacciatamente" umano, ovvero partendo dalle storie personali di ragazze, ragazzi, donne e uomini che "hanno scelto da che parte stare" come cita il volantino qui sopra. Siamo state/i testimoni della sua capacità di trasmettere la storia di questo grande movimento attraverso la memoria e le parole delle persone che la storia della resistenza l'hanno fatta con la propria vita e questa scelta è stata la genialità di Rosangela. Lei è una donna dal carattere forte e a volte duro, ma che fa da contrappeso ad una grande sensibilità per la vita delle persone e per la politica, una sensibilità che quando parla, racconta, insegna e trasmette le vite di queste persone,  riesce a toccare nervi fin'ora intorpiditi. Perché la memoria resti viva e la resistenza attiva, seppur in diverse forme, abbiamo bisogno di essere scossi nel profondo, di capire che davvero siamo noi quelle ragazze e quei ragazzi. Abbiamo la necessità di sentire sulla pelle la loro storia che è ancora la nostra storia.

Quest'anno finalmente le sono state aperte anche le porte del piccolo paese in cui vive da quasi trent'anni senza mai essere stata coinvolta né invitata prima d'ora a partecipare ad eventi o dibattiti. Per lei è sicuramente una soddisfazione, infatti è sempre un po' triste appurare che "non si è profeti nella propria patria" e finalmente si può riscattare da questa condizione, almeno per una sera. Una cosa però è certa: per i cittadini di questo paese del profondo nord (come lo definisce lei) e di quelli limitrofi, è di sicuro un'occasione poco comune per rivivere la storia della resistenza italiana in modo tanto attuale da renderla presente, tanto da diventare uno spunto per poter uscire dal baratro in cui la mancanza di memoria storica ci ha fatto cadere, tanto da poter determinare una piccola rivoluzione personale che potrà riflettersi sulle nostre vite sociali. Perché la resistenza è storia del quotidiano, o per lo meno è quello che dovrebbe essere.

Tiziana
per il "Gruppo Sconfinate"


giovedì 4 aprile 2013

Piccola riflessione post pasquale


Se la faccenda fosse “politicante” e da risolvere in “politichese” converrei con chi osserva che la crisi riguarda maschi anziani, per età o idee, (perché nessuno e nessuna di noi ovviamente coincide dal punto di vista della qualità del pensiero con il numero degli anni) e quindi che se la sbrighino tra loro che hanno “malfatto”.
Si tratta invece di crisi politica, cioè di un crinale sempre più sottile su cui camminiamo e dal quale inevitabilmente cadremo da una parte o dall’altra se non ci decidiamo a scegliere.
Crisi politica significa prima di tutto che a partire dalle più alte istituzioni dello Stato il senso di smarrimento, sfiducia, diffidenza, incomprensione, sotterfugio, imbroglio ecc. avvelena in misura più o meno grave tutte le relazioni umane.
La diffusione dell’analfabetismo sociale, cioè dell’incapacità di dare alle cose il loro nome e di smascherare le menzogne, è stata perseguita insieme allo svuotamento della possibilità rappresentativa del parlamento, per cui il voto (con una legge elettorale decisamente mistificante) ci ha consegnati/e all’ingovernabilità del paese.
Non credo ci sia nessuna saggezza in chi accetta di essere proclamato saggio con un’investitura pienamente feudale, il cui carattere totalmente maschile rivela la meschinità degli orizzonti, chiusi appunto dentro una casta che rappresenta il peggio, non tanto per i privilegi di cui gode o gli abusi di potere di cui si è fatta protagonista o tramite (tacendo e chiudendo gli occhi), ma soprattutto perché copre la realtà dei veri poteri forti le cui grandi manovre si giocano a livello mondiale.
“Si tratta della crisi strutturale e globale del capitalismo” ha affermato per l’ennesima volta Lidia Menapace ieri, pomeriggio pasquale di festa per i suoi 89 anni (in anticipo perché il 3 aprile, quando li compie, sarà in viaggio per Catania), raccontando al gruppo riunito nel mio salotto la natura del capitalismo, intrecciata alle vicende storiche che ne hanno determinato la vittoria economica in Europa e nel mondo.
Raccontando con un linguaggio comprensibile al gruppo eterogeneo raccolto intorno a lei per un affetto che affonda nel bisogno della sua attualissima maestria politica.
Un gruppo anomalo e interessante, l’ha definito la giovane giornalista (una mia ex alunna), che incontra Sconfinate per la prima volta: più donne che uomini, generazioni diverse, prevalgono i trenta/quarantenni, ma per l’occasione festiva si va dai tredici agli ottant’anni, con l’aggiunta di un neonato e una bambina.
Un gruppo alla ricerca di una saggezza che sa riconoscere una guida nella capacità politica di Lidia di non mettersi in cattedra, di stare insieme a noi in convivio senza lamenti e senza proteste, ma con dura e sobria indignazione, acuta analisi e pacata ironia.
Penso che siano moltissimi in Italia i gruppi come Sconfinate, che esistono e resistono contro la stupidità imperante e i tagli alla democrazia che vanno di pari passo con quelli allo Stato sociale, non certo casualmente.
Non ci servono dieci saggi al vertice delle Stato, ma diecimila, centomila luoghi di convivio che si rendono visibili gli uni agli altri, con più donne che uomini, a registrare l’equilibrio storico di un pensiero politico fecondo, per reinventare la democrazia e rianimare la politica.

Rosangela Pesenti