Non una di meno

Non una di meno

venerdì 22 luglio 2011

OFFICINA DEI SAPERI FEMMINISTI: 2,3,4 SETTEMBRE 2011

Un'appuntamento annuale ormai imperdibile! Tra le colline piemontesi, in un casale caratteristico, un gruppo di donne si ritrova ogni anno per affrontare, riflettere e confrontarsi su temi sensibili che riguardano soprattutto le donne, ma non solo.

Nel  primo seminario "Il corpo indocile" sono state affrontate le questioni dell'inizio e del fine vita, tra cui l'aborto, il parto, la malattia e il testamento biologico. Temi molto forti affrontati con tanta determinazione e sensibilità, che hanno esortato al confronto anche le più giovani. L'esperienza delle donne che coordinano questi seminari è tale da permettere discussioni e ragionamenti su ogni sorta di tema, con la lucidità e la sincerità di pensiero che questi richiedono.
Nel secondo seminario "Generazioni" si è parlato del passaggio del sapere femminista tra le generazioni di donne. Qui la presenza delle giovani è stata davvero altissima e ha reso tangibile la questione discussa in quei 3 giorni insieme: le donne che sono state, le donne che sono, e le donne che saranno...  un confronto generazionale che ci ha rimandato a casa con tanti spunti di riflessioni, tante nuove conoscenze, tanta voglia di continuare, ripartire, approfondire... esserci! Il rendersi conto che non siamo sole e nemmeno troppo lontane tra noi.
Quest'anno tocca al terzo incontro: TUTTO SU MIA MADRE. Lasciamo la presentazione del programma e tutte l'indicazioni per partecipare prese dal sito:  


http://www.radiodelledonne.org/altradimora/?p=78#more-78

Tiziana

ALTRADIMORA

OFFICINA DEI SAPERI FEMMINISTI
MAREA
TERZO INCONTRO ANNUALE
TUTTO SU MIA MADRE
scarica TUTTOSUMIAMADRE-programma
Luci e ombre sull’essere figlie, e sull’essere, (o non essere), madri.
ALTRADIMORA Caranzano (AL) – 2, 3, 4 settembre 2011
DI CHE COSA PARLEREMO
Un incontro nel quale pensarsi e  ripensarsi nella relazione primaria per ogni essere umano, e in modo particolare per le donne.
Una occasione per chi ha generato, per chi è ancora solo figlia/o, e per chi ha deciso di non mettere al mondo carnalmente ma agire il materno nella creatività.
Un momento per condividere tra generazioni diverse il senso del proprio potenziale generativo anche alla luce dell’eredità del pensiero e delle pratiche femministe.
PROGRAMMA
Venerdì 2 settembre
Dalle ore 17 accoglienza, cena e video
Sabato 3 settembre   Prima parte
9.20 – 10.00  Colazione
10.00 – 10.20
Monica Lanfranco –  Io, madre e figlia di me stessa
10.20 – 10.40
Rosangela Pesenti – A giusta distanza?
10.40 – 11.00
Eleonora Cirant  - Fertili e infeconde, racconti di donne oltre la maternità
11.00 – 11.30
Daniela Vassallo e Silvia Casassa – Di madre NON ce n’è una sola
Pausa caffè
11.50 – 12.10
Clara D’Avenia – Gravidanza o aborto: le ragioni di una scelta
12.10 -13.00  Discussione   13 Buffet
Sabato 3 settembre   Seconda parte
14.20 – 14.40
Ferdinanda Vigliani – Congetture, ricostruzioni e sospetti
14.40 – 15.00
Valentina Genta – Mai abbastanza
15.00 – 15.20
Vicki Franzinetti – Più madri o più figlie: personale e sociale
15.20 – 15.40
Federica Tourn – La manipolazione del desiderio
15.40 – 16.00 Merenda         16 – 18.30 Discussione
18,30 – 20 Laboratorio autocoscienza
20.30 Cena
22 Film
Domenica 4 settembre
Terza parte
10.00 – 12.30  Restituzione collettiva
13.00  pranzo
Sistemazione:
- Stanze da 2/3/4 posti letto con bagno al piano più colazione, fino a esaurimento (25 €).
- Disponibili altri posti letto in dependance accanto alla casa principale in grande spazio comune, con bagno  e con colazione (20 €).
- Posti tende (da portare: 15 € a notte con colazione)
Cene vegetariane:10 €, buffet 5 €, merenda gratuita     Quota di partecipazione 15 €.
Come arrivare:
In treno la stazione d’arrivo è Acqui Terme, che dista 6 km da Caranzano. Facendo sapere l’orario organizziamo navette.
In auto da sud si esce a Ovada e si prende per Acqui Terme, poi Cassine, e al bivio si gira per Caranzano. Da Nord, si esce ad Alessandria, poi verso Acqui e Cassine.
La casa è subito dopo la chiesa.
Prenotazioni e informazioni:
Monica Lanfranco             347 0883011 begin_of_the_skype_highlighting            347 0883011      end_of_the_skype_highlighting       monica.lanfranco@gmail.com
Laura Guidetti             333 3444869 begin_of_the_skype_highlighting            333 3444869      end_of_the_skype_highlighting       lauraguidetti@aliceposta.it
www.altradimora.it
www.mareaonline.it
www.radiodelledonne.org

FEMINIST BLOG CAMP TORINO 28/29/30 OTTOBRE

PER TROVARE TUTTE LE INFORMAZIONI A RIGUARDO:

http://feministblogcamp.noblogs.org/


Ecco la presentazione dell'evento che troverete nella Home Page del sito linkato sopra! :-))

"A Torino, presso l’Askatasuna, il 28/29/30 ottobre potrete partecipare al Feminist Blog Camp (http://feministblogcamp.noblogs.org). Una tre giorni di condivisione, seminari, workshop, proiezioni, dibattiti, musica, arte, spettacoli, reading, cultura, di info tecniche, confronti sul desiderio e la sessualità, precarietà, migranti e molto altro. L’iniziativa è totalmente autofinanziata e sarà realizzata dalle e dai partecipanti all’insegna dell’autogestione. Potrete trovare da dormire presso l’Askatasuna (http://www.csoaskatasuna.org/) in modo assolutamente gratuito (portate un sacco a pelo) e potrete contribuire o fruire della cucina organizzata dalle e dagli stess* partecipanti. Il Feminist Blog Camp è un evento che nasce dall’idea di blogger femministe e blogger disertori (del patriarcato) che costituiscono già una rete di attivismo antisessista nel web. E’ aperto a tutti e tutte, anche a chi non ha un blog. Il Feminist Blog Camp è immaginato, costruito, programmato in un confronto aperto e partecipativo attraverso l’uso di una mailing list di coordinamento delle e dei blogger. Coinvolge tante persone tutte egualmente meritevoli di aver assolto la funzione di aver determinato stimoli culturali contro la cultura sessista e autoritaria che costringe in più modi i corpi delle donne e quelli degli uomini che non vogliono assolvere ai ruoli imposti.
Se avete un blog, un sito, uno spazio online potete iscrivervi alla mailing list di coordinamento: http://www.autistici.org/mailman/listinfo/blogfemministi
Se volete contribuire, proporre, partecipare, chiedere informazioni o segnalare il numero dei partecipanti per consentirci di organizzare i luoghi in cui si dormirà, potete scrivere afeministblogcamp[chiocciola]grrlz[punto]net
Se siete su facebook potete trovarci qui: http://www.facebook.com/FeministBlogCamp?ref=ts
Il Wiki (lo strumento di elaborazione collettiva e di scrittura partecipata di costruzione del Feminist Blog Camp): http://www.inventati.org/femblogcamp/"

Davvero un'iniziativa interessantissima e innovativa!

giovedì 14 luglio 2011

BANCHETTO DELL'USATO SCONFINATO!

RICICLA  RINNOVA  RIUSA  RIVEDI   RICAMBIA  RIPENSA ....
Gruppo SCONFINATE alla festa di Liberabanda ROCK IN BASSA
Vieni a trovarci il 15-16-17 luglio 2011!



mercoledì 13 luglio 2011

Un passo indietro per porsi in ascolto e agire. Siena 9 e 10 luglio, Se non ora quando? di Davide Dodesini

Sono stati due giorni intensi ricchi di idee, proposte, critiche, voci e intelligenze. Aleggiava un’atmosfera di grande attesa dopo la bellissima manifestazione del 13 febbraio, si sentiva nell’aria voglia esserci, di partecipare, di ascoltare e proporre.
La gratitudine nei confronti delle organizzatrici era presente in ogni gesto sorriso e applauso; l’idea degli interventi di tre minuti ha reso l’alternarsi delle voci equo, condivisibile e governabile.
Vista da parte di un uomo mi sono chiesto perché oltre alla doverosa presenza di alcune parlamentari, non ci fossero anche i parlamentari maschi che, di certo, avrebbero giovato di una consapevolezza politica alta, esigente, raffinata e pratica, cosa di cui non credo facciano esperienza nei luoghi tradizionali e patriarcali della politica.
La varietà degli interventi ha restituito una parte del complesso mondo del movimento delle donne con la sua storia e la sua attualità. Tenere insieme tutte queste anime non sarà semplice e qualche increspatura si è anche vissuta, ma è proprio questa che deve essere la scommessa di Se non ora quando. Coloro che sono intervenute hanno raccontato l’esperienza dei comitati 13 febbraio, di  associazioni e di singole che con grande impegno, sui territori, agiscono e tentano di mettere al centro del dibattito politico locale e nazionale i temi delle donne che, sono, di fatto, i temi della riproduzione sociale (cura, famiglia, scuola, salute, lavoro, maternità, paternità) e che quindi sono il centro, volutamente e scientemente mai nominato, della politica tutta.
La costruzione delle due giornate è stata certamente complessa data la ricchezza e varietà dei mondi che hanno chiesto la parola. Non tutte hanno potuto parlare ed è stato un vero peccato, ma è probabile che non ci fosse altro modo. Sarebbe stato comunque bello che tutte le non incluse a salire sul palco venissero almeno nominate. In tal modo si poteva restituire la complessa geografia delle associazioni presenti nel nostro paese. Forse si può rimediare mettendo sul blog oltre al resoconto degli interventi anche il nome e/o associazione di coloro che, per ragioni organizzative, non hanno potuto parlare.
La dichiarata esigenza di trasversalità delle organizzatrici è stata chiarita più volte e la parola chiave, ripresa anche nella relazione di Marina Sapegno e nelle sue parole di chiusura è stata inclusione. Una parola molto significativa che vuole esprimere la necessità di dialogare con le donne della destra politica, ma che non deve dimenticare di dialogare con le donne della sinistra politica, con il femminismo e con le radici storiche della nostra Repubblica (Resistenza e antifascismo) come, giustamente, ha sottolineato Lidia Menapace che, in qualità di resistente e femminista, si è guadagnata l’unica standing ovation.
Inclusione vuole dire discutere fino allo sfinimento con tutte e quei pochi (che spero diventino sempre di più) le questioni cruciali della politica (economia compresa!). Inclusione non significa mettere a tacere le contraddizioni, né tanto meno cancellare le voci più critiche, altrimenti si perde l’idea della rete e del confronto e si rischia di diventare sponsor delle politiche di riferimento. Inclusione significa dar parola a tutte coloro che non hanno gli strumenti per prendersela, dialogare in modo comprensibile con chi subisce le scelte politiche e non ha il tempo, la forza, le possibilità di esercitare la sua cittadinanza, includere significa mettere in discussione modelli sociali che tendono ad escludere (riflettiamo in modo serio e attento sulla tanto amata parola meritocrazia).
Non è un caso che una delle questioni sia stata il rapporto con il potere (che resta patriarcale), lo starci dentro in qualità di amministratrici, senza rinunciare alla specificità politica dei temi discussi a Siena (appassionanti gli interventi della Consigliera del Comune di Siena e della Presidente del Consiglio comunale di Bologna). E ancora, non è un caso, che gli interventi più radicali siano stati fatti da ragazze ‘giovani’ (giustamente una di loro ha chiesto di essere per favore considerata un’adulta), ragazze che vivono sulla loro pelle i risultati delle scelte politiche operate da centro sinistra e centro destra negli anni novanta: precarietà, individualismo, flessibilità, cancellazione dei diritti, riduzione dell’autonomia.

Sono stati due giorni bellissimi di cui non si può che essere grati/e, che dovrebbero avere una visibilità enorme, vasta e capillare. Due giorni che possono aver generato entusiasmi e qualche delusione ma che certamente e caparbiamente devono essere l’inizio (ricordando e imparando dai tanti inizi passati) di un percorso ad ampio respiro.
Il mio augurio è che gli uomini presenti a queste sue giornate sappiano, nei loro luoghi di lavoro, nelle loro relazioni amicali e amorose, nel loro quotidiano, agire le parole ascoltate.

venerdì 8 luglio 2011

L’IMPREVISTO DELLA STORIA SIAMO NOI di Rosangela Pesenti

Che cosa ci muove, più di mille donne, su una chiamata che non ha ancora un programma e delle mete precise?
Certamente la fiducia, che accordiamo a donne che hanno scelto di usare la propria visibilità, la posizione di piccolo o grande potere già raggiunta, a favore di tutte.
Certamente la speranza, di riuscire ad andare oltre le parole e trovare le azioni per mettere sul tappeto della politica un cambiamento radicale, con un passo per volta, ma radicale.
Certamente la determinazione, perché molte di noi hanno cominciato tanti anni fa e sappiamo che continueremo la nostra lotta, nonviolenta, quotidiana, rivoluzionaria.
Certamente la tenerezza, per le ragazze e i ragazzi che cominciano adesso e noi sappiamo già che ci saranno momenti di scoraggiamento, ma proprio per loro testimoniamo che si può fare.
Certamente la saggezza perché sappiamo che fare rete tra donne migliora comunque la vita, di tutte e tutti.
Certamente la memoria, di tante donne, di tante lotte, di tante storie cercate scoperte ascoltate, di tanti eventi costruiti, e voglio ricordare l’ultimo, per me straordinario, il decennale di Punto G a Genova.

Vorrei che a Siena potessimo dire insieme alcune cose:
1. Che l’economia della riproduzione è quella che tiene in piedi il mondo.
La riproduzione biologica: crescere bambini e bambine; metterli al mondo, accudirli, educarli;
la riproduzione domestica: tutto il lavoro di pulizia e manutenzione della casa e, a partire dalle case, di tutti i luoghi fino all’intera città e territorio. Sono lavori non riducibili, mai interamente meccanizzabili, totalmente indispensabili per vivere;
la riproduzione sociale: sanità, scuola, pubblica amministrazione che significa anche assistenza, trasporti, comunicazione, gestione della vita collettiva.
Non a caso tutti questi lavori sono mortificati, mal pagati, addirittura cancellati dalla concezione “forte” del lavoro perché sono svolti per la maggior parte dalle donne.
Rimandiamole a casa, ci dicono, così lavorano lo stesso, ma sono fuori dall’ambito della considerazione economica.
Tutta questa economia non dà profitto, ma qualcosa di molto più importante: il benessere.
L’altra economia, quella che costruisce il profitto appropriandosi del lavoro umano, quella che gioca al massacro sulle risorse dell’ambiente e della specie, quella che stabilisce il valore delle merci non sull’utilità, ma sulla misura del profitto, oggi vuole presentare i conti del suo disastro proprio al mondo del lavoro, tutto.
I personaggi che hanno giocato con la finanza devastando le economie locali oggi vogliono di nuovo l’economia della riproduzione sottomessa gratuitamente alla logica della speculazione e il lavoro umano subalterno alle fantasie feudali di pochi.
Vorrei che insieme potessimo dire: noi donne non ci stiamo e con noi alzassero la voce anche gli uomini che vogliono cambiare strada.

2. Vorrei che tutte le donne che sostengono il patriarcato, che l’hanno sostenuto negandone l’esistenza o perché pensano che la gerarchia sociale, la cooptazione invece della democrazia, il privilegio invece del diritto, siano cose buone e giuste perché salvaguardano la loro vita e quella dei loro figli, le donne che sostengono il patriarcato non solo privatamente, dentro le famiglie, ma nei luoghi pubblici, nei luoghi dove si dovrebbe presidiare la democrazia, vorrei che queste donne facessero un passo indietro.
Non chiedo a nessuna di rinnegare la propria storia, ma semplicemente di non contribuire a sbarrare la strada a un’altra storia.
Non basta essere donne. C’è una donna al ministero per l’istruzione e se avesse bisogno di aiuto le sarei vicina come a qualsiasi altra, ma oggi io la considero venduta al patriarcato, lei è una donna che lavora contro di me, contro la mia intera storia, se lei fosse stata in quel posto quando io ero piccola oggi non sarei qui perché sarei stata tra quelli che non hanno merito.
Conquistare dignità e giustizia per noi significa restituire visibilità anche alle donne che sono state qui prima di noi: ci sono eredità da raccogliere, nomi e volti a cui restituire memoria e ci sono eredità da rifiutare.
Non ci sono eredità innocenti che noi possiamo prendere e usare per la nostra vita senza sapere da chi ci vengono, quali donne soprattutto, quali uomini anche, dove e quando hanno conquistato per noi i benefici di cui godiamo. E chi, dove quando e perché, li ha cancellati o riservati a pochi.

3. Voglio pari diritti e opportunità per tutte le donne, la democrazia paritaria in ogni luogo, l’accesso a tutte le carriere, e per questo è urgente la clausola di non sopraffazione tra i sessi. Ma non tutte le donne possono rappresentarmi, non qualsiasi donna solo perché dichiarata tale all’anagrafe. E non è la carriera di una donna che garantisce anche per me, oggi, se non si accompagna al diritto, di fatto, per tutte e alla garanzia delle procedure democratiche.
Non è una meta vicina, ma voglio almeno vedere la strada.
Se la diversità è ricchezza voglio che abbia rappresentanza tutta quella differenza che non trova nemmeno rappresentazione. Le donne confinate nei lavori più duri e mal pagati: domestiche e operaie, badanti e inservienti, le insegnanti che resistono con il lavoro volontario all’abbrutimento della scuola, le operatrici ospedaliere che resistono al peggioramento del servizio sanitario, le impiegate degli sportelli pubblici mortificate dal nuovo modello aziendalista e tutte quelle che non posso nominare qui, ma che per me sono visibili, sempre.
Voglio le donne competenti, certo, ma anche quelle che hanno saputo dire di no a certe carriere, alle cooptazioni compiacenti, alle complicità sorridenti, che hanno esercitato la competenza per conservare la propria dignità anche nella solitudine, nell’emarginazione senza perdere mai la relazione con le altre donne.
Vorrei che questa nostra lunga storia, quella di chi è stata cancellata, ma ha continuato a vivere, praticando forme di resistenza, le mille forme di resistenza che creativamente immettono nella vita ciò che la politica in Italia ha ferocemente cancellato, fossero finalmente rappresentate.
Sono disponibile al dialogo, com’è stato per tutta la mia vita, ma non sono disposta a tacere se vedo la mistificazione, se ascolto belle parole che contraddicono scelte e pratiche di vita politica. Non sono disposta a tacere perché non ho niente da perdere. Quello che io ho già perso l’abbiamo perso in moltissime e sul piano della dignità è stato sottratto a tutte.
Non posso avere dignità se ci sono donne accanto a me che non hanno nessun diritto.
Molte di noi sanno usare le parole, le ho imparate anch’io, per questo ne conosco il potere deformante, la capacità di manipolazione della realtà, per questo il femminismo è stato prima di tutto un pensiero situato, un pensiero che nasce lì dov’è il mio corpo e lo rende visibile con tutta la sua storia.
Ricordiamoci che le donne non tornano mai a casa, è una menzogna che ha deformato la storia, non sono mai tornate a casa le partigiane e nemmeno noi, generazione del femminismo, la verità è che ci hanno cancellate, ci hanno oscurate, derise, disprezzate, considerate reperti archeologici, ma noi siamo qui, accanto alle donne che si affacciano oggi alla vita e, come noi abbiamo fatto tanti anni fa, si chiedono dove sono le donne che hanno lottato perché il mondo fosse più accogliente anche per loro.
Noi siamo qui perché non ce ne siamo mai andate e possiamo costruire un altro pezzo di strada insieme.

4. Ho già lottato per la parità, ora si tratta di affermarla, ma non basta essere donne per volere un mondo migliore di questo. Io voglio di più, voglio la giustizia, quella che abbiamo chiamato pari opportunità e che deve cominciare con la nascita.
Questo non è un paese per donne perché è un paese per pochi uomini e per le poche donne che ricavano privilegi dal sostenerli.
Tutti gli altri, uomini e donne che li guardano come rappresentanti anche dei loro interessi, sono vittime di un sogno, un brutto sogno venduto dalla disinformazione e dalla rete di piccole grandi complicità che hanno sottratto a questo paese il valore della dignità.
Vorrei da ognuna di noi un gesto, visibile lì dove la sua storia l’ha collocata, che dia un segnale chiaro e inequivocabile della scelta di un libero patto che oggi insieme possiamo cominciare a costruire.
So che è un cammino ancora lungo, ma vorrei prendessimo fiato e questo pezzo potremmo farlo di corsa.
La storia non è un percorso piano e lineare, vorrei che noi oggi segnassimo l’imprevisto.