Non una di meno

Non una di meno

giovedì 26 maggio 2011

APPELLO CONGIUNTO ... (LEGGERE, FIRMARE E FAR CIRCOLARE)

QUATTRO MILIARDI (ERANO) TUTTI PER NOI:
GIU’ LE MANI DAI FONDI GENERATI DALL'AUMENTO DELL'ETA’ PENSIONABILE DELLE DONNE
E’ in atto un grave furto alle donne italiane, che rischia di passare inosservato.
Il Governo, con l'aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego (come da standard europei), si era impegnato ad utilizzare i risparmi che ne derivano - 4 miliardi circa in dieci anni - per interventi dedicati a favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, per la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e per il fondo non autosufficienza.
Quattro miliardi  nei primi dieci anni e, dopo, 242 milioni di euro a regime ogni anno: sono cifre che mai le donne italiane hanno potuto anche solo sognare.
Dobbiamo difendere questo tesoro: consentirebbe alle donne italiane e a tutto il Paese di rimettersi in marcia verso gli obiettivi europei, non solo in termini di equiparazione femminile, ma anche di crescita economica. L'Italia stenta a crescere e non può quindi ignorare ciò che è universalmente riconosciuto: il miglior ricostituente per lo sviluppo  è un tasso di occupazione femminile elevato.
4 miliardi in dieci anni per 4 obiettivi:
-  un programma pluriennale di investimento pubblico e tracciabile dei “nostri” quattro miliardi
-  più servizi per la conciliazione di tipologia diversificata
-  più misure a favore dell’inclusione delle donne nel mercato del lavoro a tutti i livelli
-  chiara identificazione dei  rappresentanti politici e sindacali che realmente si impegnano a sostenere il programma per le donne italiane
Noi che firmiamo questo appello ci mobilitiamo per una azione politica – pubblica e visibile -  contro un furto insopportabile per le cittadine di questo paese, irreparabile se dovesse giungere a compimento. Persi questi soldi, sarebbe davvero difficile continuare a parlare di misure per la conciliazione e politiche di inclusione femminile.

Per aderire mandare una mail con i propri dati anagrafici a "Valeria Manieri" segretariapod@gmail.com 

Appello congiunto di: A.F.F.I., Amiche ABCD, Arcidonna, Aspettare Stanca, CEMP (Milano, Consultorio familiare privato Laico), Cittadinanza Attiva, Corrente Rosa, Diversamente Occupate, Donne della Banca d’Italia, Donne in Quota, Donne in volo, Filomena, Gruppo Maternità & Paternità, Innovatori Europei, Leipuò, Lucy e Le altre, Ozio Creativo Society, PariMerito, Pari o Dispare, Rete per la Parità, Udi Nazionale, Usciamo dal silenzio, Valore D

Hanno aderito all'appello fino ad ora: ARPA,  ARCI Donna Napoli ONLUS, ARCI LESBICA/Associazione Nazionale, ARCIGAY, CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
Coordinamento lesbiche romane, DI NUOVO, FILDIS (Federazione Italiana Laureate e Diplomate di istituti Superiori), Genio Donna (mensile pari opportunità), Gruppo Sconfinate, IL CORPO DELLE DONNE – Lorella Zanardo, In Genere, La metà di tutto, NOI  DONNE, Rete delle donne per la rivoluzione gentile, ReteDonne Germania, Senato delle Donne (Como), UDI Napoli

Una riflessione di Lidia Menapace

  Qualcuno vuole comperare il Colosseo? Non già per avere nella sua città uno straordinario monumento della civiltà di Roma antica (queste sono stupide romanticherie) ma perchè, fornendolo di porte (un vero affare!) e nell'interno mettendoci moquette e tubi d'acciaio, si possono fare tanti cubicoli (parola di origine latina, che vorrebbe dire piccole stanze da letto) per metterci immigrati buoni (chi ha mai detto che i padroni padani non vogliono schiavi di tutti i colori?) disposti a lavorare senza orario, senza contratto, senza grilli per la testa, come il diritto di voto amministrativo); e nei piani alti (per avere  una bella vista sulla opima -è un latinismo, ma ci vuole- pianura padana) ci si può trasportare il ministero dei Beni culturali. A Milano ci starebbe  proprio bene, dato che ci sarebbero le basi incontrovertibili  per chiedere subito dopo (é un vero progetto, non una improvvisazione: è modesto Berlusconi a chiamarlo una sorpresa!) il trasporto nella capitale morale, della Farnesina e combinare le delegazioni di mercanti e imprenditori che andrebbero per il mondo a piazzare una  quantità inesauribile di rovine e altri "beni" sicuramente made in Italy, poggiati  su ecoballe di monnezza  in qualità di imbottitura  per quelli fragili: chi potrebbe obiettare qualcosa a un "programma" così preciso e completo? altro che  le autocostruzioni di cui parla Pisapia!  non sa che le autocostruzioni vanno forte in tutta l'Europa del nord? che copione! 
 
  Naturalmente il decentramento amministrativo non è quello che Berlusconi crede, e non parliamo poi dell'autonomia, che consiste  nel trasferire tramite legge alle regioni competenze legislative centrali, accompagnate dai necessari trasferimenti di bilancio:  chiedere informazioni alle regioni e province a statuto speciale, ci sono esempi a volontà. In ogni caso, se anche Bossi credesse che si può fare tutto ciò che Silvio dice, sappia che in ogni caso chi lavora nei ministeri a Roma e nelle sedi e uffici  decentrati (ad esempio i prefetti) ha i suoi diritti  di carriera ottenuti per concorso. Un ministro dovrebbe saperlo: o lui raccomanda  tutte le  trote che per caso gli guizzano accanto?   
Lidia

martedì 3 maggio 2011

LA TOLLERANZA

Mi è capitato stamattina di rubare involontariamente il parcheggio. L’auto era ferma con la freccia per uscire, così ho interpretato, in modo evidentemente errato, e la giovane donna mi ha rimproverata con voce dura, mantenuta anche dopo le mie scuse come se fossi un’incorreggibile ragazzina, anzi di più, una volgare approfittatrice. Le mie scuse e l’evidente imbarazzo non hanno scalfito la coscienza adamantina del suo diritto. doveva farmi vergognare di me stessa e io mi sono vergognata e scusata. Mi sarei vergognata ancora di più di spiegarle che comunque ero già stata lì due volte il giorno precedente e me n’ero andata via, perché non avevo trovato  parcheggio e non sono in grado di camminare per lunghi tratti per un problema alle gambe.
Lei era certamente dalla parte della ragione, ma nella vita quotidiana il volto della giustizia non può essere di marmo, ha bisogno di corpi che si guardino e riconoscano l’altro nella sua differente ragione. Ho accettato il rimprovero, ma un sorriso ci avrebbe riconciliate nella comune condizione del correre di fretta per non arrivare da nessuna parte, nella comune fatica di conservare la sopravvivenza stipando le nostre giornate di donne con tutto il possibile e l’impossibile.
Forse un sorriso era troppo per la sua fatica quotidiana.
In questo paese tolleriamo tutto: un parlamento che grida vendetta al cospetto di dio, (così si esprimeva mia madre per vicende oltre ogni limite), la mercificazione di tutto, la crescita visibile delle differenze sociali, governanti che festeggiano mentre la nave affonda sicuri di avere scialuppe a disposizione per salvarsi, le guerre intorno a noi, l’uccisione dei giusti e degli inermi, il femminicidio, la mortificazione del lavoro onesto, l’esaltazione dell’evasione fiscale, la distruzione di scuola e sanità pubbliche, la devastazione del territorio, la speculazione sui beni comuni e molto altro ancora.
Non tolleriamo l’acqua che cade dal balcone di sopra, i bambini che giocano nel cortile condominiale, l’auto lenta al semaforo, una piccola coda al supermercato.
Non tolleriamo il mondo che gira intorno mentre noi contempliamo il nostro ombelico.
E più di tutto non tolleriamo i migranti: signore perbene che escono dalla messa non si peritano di esprimere soddisfazione per quelli affondati prima di toccare le nostre coste.
Quelle che praticano la pelosa carità negli oratori non nascondono l’insofferenza se gli assistiti vogliono diventare come noi: abiti alla moda e figli a scuola.
Insomma se proprio arrivano che stiano al loro posto tutti, compresi quelli che qui sono nati e pensano che questo sia anche il loro paese.
Così si vive qui, nel profondo nord, ricco e infelice, solitudini miserabili dentro i fortilizi delle proprietà e del conto in banca.