Non una di meno

Non una di meno

giovedì 20 gennaio 2011

Un articolo di Rosangela Pesenti

Grazie a tutte le donne che scrivono la loro indignazione, grazie a tutti gli uomini che dicono la verità
Possiamo dire che oggi è svelato e sotto gli occhi di tutti, anche di chi non voleva vedere o faceva finta di non vedere, quello che molte di noi hanno visto con chiarezzza già nel 1994 e anche prima, con l'attacco al femminismo della fine anni '80, la proposta del rampantismo ai giovani, il successo come parola d'ordine entrata anche nella scuola al posto del diritto, l'esaltazione dell'evasione fiscale a sostegno di un benessere rapace nei confronti del territorio, l'abito firmato come divisa di un esercito votato al disprezzo del lavoro manuale, il corpo modellato da fantasie erotiche malate come elemento decorativo e componente fondamentale dell'accesso a beni e carriere, la mortificazione del lavoro, l'introduzione della schiavitù, la finanziarizzazione dell'economia, la legittimazione della delinquenza, la violenza su donne, minori e chiunque possa essere definito inferiore, il femminicidio, l'esaltazione della famiglia ipocrita, la proprietà privata dei figli, l'invenzione dello straniero attraverso definizioni emarginanti e leggi liberticide, la la falsificazione della storia, l'attacco ai principi fondamentali della costituzione.   E potrei continuare a lungo e di ogni elemento citato portare le prove, i fatti, il sistema delle collusioni, la rete delle connivenze di un intero paese che cammina perennemente sull'orlo del baratro dell'illegalità.
Possiamo dire? Possiamo davvero farlo in questo Paese dove l'accesso all'informazione è blindato e intere generazioni di giornalisti sono vendute o asservite, perfino in buona fede che è peggio, al degrado di un potere che ha messo in ginocchio la democrazia con leggi e provvedimenti sessisti e classisti a cominciare dalla legge elettorale?
Possiamo farlo noi che non facciamo mai notizia per tutte le cose ordinarie e straordinarie che facciamo? Noi che siamo conteggiate solo nelle statistiche, politicamente cancellate quando non derise o deformate per la buona pace dei benpensanti?
Non basta più il generico appello alle donne, e nemmeno agli uomini di buona volontà. 
Tra chi scrive e sottoscrive appelli ci sono donne e uomini che hanno potere e si presentano moderatamente al centro, inventato spesso come comoda ipocrisia contro immaginari estremismi, non solo nella politica parlamentare, ma dentro partiti e formazioni sociali che pure si dichiarano a sinistra e fedeli alla Costituzione.
Oggi di estremista c'è questo governo, una corte prezzolata da un vecchio sporcaccione con l'appoggio di chiesa e borghesia "turbate".
Questo è il tempo di uscire dagli slogans generici e dire parole precise.
Loro possono. Loro possono, se vogliono, restituire anche a noi la voce che ci spetta.
Rosangela

mercoledì 19 gennaio 2011

Scuola politica "Giacche Lilla"




SCUOLA POLITICA “GIACCHE LILLA”
organizza il gruppo "Sconfinate" - Romano di L.dia (BG)

Scuola nel senso originario greco di Skholé, che significa tempo libero e per noi
quindi tempo liberato dal lavoro, dai doveri, dal casalingato, dalle preoccupazioni,
dall’obbligo di divertirsi, dalla coazione al consumo, dall’aspirazione al successo,
dalla competizione, dalla dipendenza, dai sensi di colpa, dai ricatti affettivi. Tempo
liberato per il piacere di stare insieme, per scoprire, imparare, scambiare, saperi ed
esperienze, per inventare occasioni e incontri, per ascoltare e parlare, per condividere
emozioni, silenzi, storie, per costruire luoghi solidali e culture di pace, per conoscere,
pensare, trasmettere, agire le culture cancellate delle donne a cominciare dalla
memoria della tante esistenze individuali dentro le storie collettive e come genere
nella specie umana.

Scuola per donne e uomini che sanno riconoscere e riconoscersi.

Politica perché "La politica tratta della convivenza e comunanza dei diversi”, come
scrive Hannah Arendt, ed è lo spazio nel quale ogni essere in quanto umano può
discutere e condividere scelte in merito a ciò che ritiene bene per sé, commisurandolo
al bene di tutte e tutti.

Disprezza la politica solo chi pratica la sopraffazione attraverso la violenza, la menzogna e la
manipolazione.

Senza la consapevolezza politica oggi le relazioni tra gli esseri umani regrediscono alla
relazione tra potenti e servi/e, capi e subordinati/e, proprietari e schiavi/e.

Quando il terreno della politica è devastato dalla corruzione e dalla sopraffazione, le donne
vengono rinchiuse nel logica del privato, cancellate dalla storia, asservite nel lavoro e ridotte
a stereotipo nella conoscenza.

Politica per smascherare le strutture del dominio che occupano la società e si annidano
dentro di noi rendendoci complici.

Politica come cura di noi stesse/i, delle relazioni che intrecciamo quotidianamente e del
territorio che abitiamo, quello piccolo che calpestano i nostri piedi e quello grande, fatto del
cibo di cui ci nutriamo e dell’aria che respiriamo.

Giacche lilla, per ricordare quella che Rosa Luxemburg ha chiesto ai suoi amici di
acquistare mentre era in carcere. Non una nota frivola, ma la capacità di vivere con
leggerezza anche i giorni più difficili, praticando la resistenza alla brutalità del mondo
e all’ipocrisia dei benpensanti, anche attraverso la cura di sé, del proprio abito e
abitare, come sempre sanno fare le donne in mezzo ad ogni catastrofe, guerra e
degrado.

Una giacca lilla per non seguire gli imperativi della moda, ma l’espressione della propria
armonia e bellezza e per noi il fiorire e sfiorire del corpo, che accompagni la liberazione dei
pensieri e un cammino di speranza, nel degrado delle relazioni umane e nella meschinità del

vivere in cui siamo immerse/i.

a cura del Gruppo SCONFINATE

Per ricordare che i confini, reali e simbolici, sono fatti per essere attraversati liberamente,
per ricordare le molte barriere costruite intorno alle vite delle donne, confinate nelle case, nei
lavori non pagati, nella schiavitù dei bordelli e degli stereotipi.

Per imparare insieme ad amare le persone senza rinchiuderle nei ruoli, ad amare le case
senza esserne prigioniere, ad amare la terra che abitiamo senza diventare le vestali di
nessuna patria.

Ci siamo incontrate grazie all’impegno di Rosangela Pesenti e abbiamo scelto come madrina
e maestra della nostra Scuola Lidia Menapace, che volentieri ha accettato di dedicarci il suo
tempo prezioso.

PARTIRE DA SE’, PENSARE IL MONDO E PRATICARE LA PACE

PROGRAMMA 2011

Prima parte

- 5 febbraio

Di che famiglia sei?

 - marzo (data da definire)

Donne in vendita?: Sessualità e mercato nel capitalismo in crisi

- 25 aprile

Le sconosciute che hanno fatto e conservato l’Italia dal Risorgimento alla Resistenza.

150 anni di unità visti dalle donne

- maggio (data da definire)

Donne, Genere, Globalizzazione

Ogni iniziativa verrà annunciata con un volantino specifico.


Per chi volesse contattarci:  tiziana.aradia@gmail.com